Repubblica Ceca: tutta una scoperta! Scientifica.

Repubblica Ceca: tutta una scoperta! Scientifica.

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Grandi personaggi storici, architetti, artisti, artigiani, letterati, musicisti, inventori… un viaggio in Cechia è un viaggio sulle orme di grandi menti, che hanno nei millenni segnato il volto, ma anche l’anima del territorio. Ci sono però altri straordinari cervelli, poco noti o dimenticati, che negli ultimi secoli hanno scritto il futuro non solo del Paese, ma del mondo intero. Scienziati autorevoli che, lavorando nell’ombra, hanno inseguito e raggiunto scoperte illuminate. Curiosiamo allora un po’ dietro le quinte dei loro laboratori.
Gli appassionati di storia, arte e cultura non faticano a conoscere i protagonisti del passato che sul territorio ceco sono nati o che da questa terra sono stati adottati, e in varie forme e misure lo hanno ridisegnato. Non si può dire lo stesso degli scienziati cechi. Quanti sanno quali scoperte di portata mondiale dobbiamo loro? La scienza, anche qui, è inevitabilmente una cosa seria, ma questo non esclude che possa rivelarsi curiosa e persino divertente. Spiamo allora dietro ampolle e microscopi, formule ed esperimenti made in Cechia, a caccia degli autori di scoperte scientifiche e invenzioni tecnologiche che ci riguardano tutti.

Le nanofibre: minuscole eppure grandiose

 La vera rivoluzione in fatto di fibre arrivò però con la scoperta delle nanofibre: un materiale rivoluzionario –ritenuto dagli esperti IL materiale del terzo millennio- impiegato ampiamente in medicina, ma anche nell’industria aerospaziale, automobilistica e in quella dell’abbigliamento (vestiti e calzature per l’outdoor). La rivoluzione è iniziata nel 2003, al Politecnico di Liberec, dove vennero elaborati il processo tecnologico di produzione industriale delle nanofibre polimeriche e, in collaborazione con l'azienda di Liberec Elmarco, una tecnologia unica per la loro produzione, il nanospider. A capo del gruppo di ricerca dell'università c’era il professor Oldřich Jirsák. Le nanofibre sono infinitesimali, visibili solo al microscopio e mille volte più sottili dei capelli. In medicina oggi sono fondamentali: nella produzione di vasi sanguigni artificiali, nel trattamento delle ustioni o nella produzione di teli protettivi (nessun batterio o virus può attraversarle, mentre possono penetrarle le molecole di ossigeno).

I gruppi sanguigni, la scoperta più grande

Probabilmente, la pagina più prestigiosa della ricerca medica ceca è quella firmata da Jan Janský (1873-1921), neurologo e psichiatra, professore all’Università Carlo di Praga. Fu lui, nel 1906, a scoprire che il sangue umano può essere suddiviso in quattro gruppi fondamentali, in base a certe differenze nelle proprietà dei globuli. Allora Janský attribuì ai gruppi sanguigni i numeri romani I, II, III e IV. Contemporaneamente anche il biologo e patologo viennese Karl Landsteiner (1968-1943) faceva le stesse considerazioni e descrisse già nel 1900 i tre gruppi sanguigni come li conosciamo oggi. Sebbene il mondo riconosca a Janský l’importanza della sua scoperta, a vincere il Premio Nobel fu Landsteiner, nel 1930. A ogni modo, anche nelle vene di quest’ultimo scorreva sangue ceco: la madre era di Prostějov…

E c’è anche il Nobel

Nel 1924, il chimico fisico Jaroslav Heyrovský (1890-1967), insieme al suo allievo giapponese Masuzo Shikata, costruì un dispositivo per registrare la dipendenza della corrente dalla tensione durante l'elettrolisi di un campione, utilizzando un elettrodo a goccia. La polarografia permette di ottenere informazioni sul tipo e la quantità di sostanze contenute in una soluzione. Consente per esempio di misurare il contenuto di ossigeno nell'atmosfera, anidride solforosa nei fumi o metalli tossici nell'acqua. Oggi i polarografi per computer non mancano in nessun laboratorio chimico, indispensabili nella ricerca in biologia, farmacia e biochimica. Per la sua scoperta, Heyrovský fu il primo ceco a vincere il premio Nobel per la chimica, che arrivò però soltanto nel 1959, dopo ben 18 “nomination”. Nel frattempo, ne approfittò per apportare miglioramenti tecnici e ammodernamenti al metodo…
 

Virus ed epidemiologia

Le scoperte scientifiche ceche più interessanti, se non altro per il momento storico attuale, sono certamente quelle conquistate nel campo dell’epidemiologia. Il fondatore della moderna Scuola di Epidemiologia Cecoslovacca, Karel Raška (1909–1987), era un professore di igiene, che nel 1963 divenne direttore della Sezione Malattie infettive dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), a Ginevra. Fu lui a sviluppare il metodo di vigilanza epidemiologica, alla base della protezione contro le epidemie. Raška ebbe particolari meriti nell'eradicazione del vaiolo in tutto il mondo. Sebbene avesse lavorato per arrestare il pericoloso virus mortale, in patria fu lui a essere fermato, dal regime comunista. Nel 1970 fu rimosso dalla guida dell'Istituto di Epidemiologia e Microbiologia.

Altri virus, altri cervelloni. Il professor Antonín Holý (1936–2012) è considerato uno dei più grandi scienziati cechi. Chimico e naturalista, con il suo team ha sviluppato farmaci contro una serie di malattie virali, come la varicella, l'herpes zoster, l'infiammazione virale delle mucose e l'epatite virale B. In collaborazione con l'azienda farmaceutica americana Gilead Sciences, ha tradotto con successo in formula farmaceutica i preparati usati nel trattamento dell'HIV/AIDS.

Lenti a contatto e nylon

Al tempo del professor Otto Wichterle (1913–1998), il fondatore della chimica macromolecolare, le lenti correttive per gli occhi ovviamente esistevano già, ma erano fatte di vetro e plastica dura, inflessibili. Lo scienziato e inventore ceco si  concentrò quindi sulla sintesi di gel idrofili, al fine di trovare un materiale più adatto per le protesi oculari. In collaborazione con il chimico Drahoslav Lím, sviluppò un idrogel trasparente, bocciato però dal Ministero della Salute. Deciso a non arrendersi, Wichterle iniziò a lavorare sul gel a casa e finì con l’assemblare il primo dispositivo per la produzione di lenti a contatto in gel letteralmente sulle proprie ginocchia. Anche lui fu vittima del regime comunista, che a sua insaputa vendette il brevetto all'America, per di più a un prezzo irrisorio. A consolare lo scienziato, almeno in parte, arrivò infine –ma non prima del novembre 1989- la nomina a presidente dell'Accademia delle Scienze cecoslovacca. Tra le sue altre 150 invenzioni, la più famosa è l’innovativa fibra poliammidica artificiale, ovvero il nylon.

Vasi artificiali

Oggi quasi scontati nella chirurgia vascolare, i primi tubi flessibili sottili o vasi artificiali impregnati di collagene, fecero la loro prima comparsa proprio in un laboratorio ceco. Un team di scienziati e medici –che gravitava attorno al chirurgo Milan Krajíček (1933–2016)- fu a lungo impegnato nella ricerca e nello sviluppo delle protesi vascolari, di cui vanta tuttora una serie di brevetti. Ancora oggi, il Politecnico di Liberec si dedica allo sviluppo di vasi artificiali.

Invenzioni… esplosive

Il Semtex, esplosivo al plastico prende il nome da Semtín, sobborgo di Pardubice, dove ha avuto origine, e dall'azienda Explosia che lo ha sviluppato. Padre del Semtex, dal tipico colore arancione mattone, è lo scienziato Stanislav Brebera, cui si deve la realizzazione di un esplosivo che voleva essere potente ma sicuro, facilmente modellabile e impermeabile. Gli scopi bellici erano scontati, ma poi il Semtex divenne arma incontrollata nelle mani del terrorismo internazionale… Ecco perché oggi viene prodotto solo in piccole quantità, esclusivamente per utilizzo interno (no export) e le vendite sono controllate da un ente governativo della Repubblica Ceca. Al contrario, è impiegato proprio nella lotta al terrorismo il dispositivo chiamato disintegratore, sviluppato da Ladislav Říha, chimico ceco e leader di un gruppo che si occupava dello sviluppo di esplosivi al plastico. Il dispositivo può smaltire i bagagli sospetti a distanza, senza contatto diretto con prodotti pirotecnici. Può perforare un involucro di acciaio spesso fino a quattro millimetri in pochi millisecondi e distruggere il detonatore: la carica all'interno del bagaglio, quindi, non esplode e lo smaltimento delle bombe risulta più facile e sicuro.

L’apripista del 3D

Per lungo tempo, i cartoni animati sono stati realizzati esclusivamente disegnando a mano migliaia di immagini sfasate oppure, più tardi, impiegando modelli digitali su computer. Combinare entrambi i metodi è stato infine possibile solo con l'aiuto di strumenti di computer grafica avanzati, un metodo però assai costoso e lungo. A un certo punto, ecco che il gruppo di ricerca di Daniel Sýkora, laureato alla Facoltà di Ingegneria Elettrica del Politecnico di Praga (dove nel 2007 conseguì il dottorato di ricerca nel campo dell'informatica), arriva a sviluppare una procedura informatica per trasformare un film animato 2D piatto in uno spettacolo tridimensionale. E’ l’esordio del 3D. Oggi l'algoritmo Ink-and-Ray più avanzato, creato in collaborazione con Walt Disney Studios, può dare profondità all'animazione dei cartoni animati e può creare un'immagine stereoscopica. Il film Il Re Leone, per esempio, ha subito un’incredibile trasformazione, aprendo così la strada a una conversione 3D dei cartoni animati classici.

Scoprire le scoperte

La scienza, in Repubblica Ceca, può essere persino divertente. Per i bimbi, ma non solo, ecco alcuni suggerimenti per cimentarsi con esperimenti e formule.
Al Techmania Science Center di Pilsen le postazioni interattive dimostrano che la scienza e la tecnica non sono affatto noiose. Divertendosi si sperimentano la forza di gravità, l’attrazione magnetica, portenti e pericoli dell’elettricità ecc.
A Ostrava, ecco lo Svet Techniky, grande centro scientifico e tecnologico dove scoprire come funzionano tutte le “diavolerie” di uso quotidiano cui siamo ormai abituati. Dalla prima macchina a vapore fino alle più recenti invenzioni robotiche.
L’IQ Park –all’interno del centro di divertimenti e acquapark Babylon di Liberec- è il primo parco scientifico della Repubblica Ceca, con duecento aree espositive interattive per scienziati in erba.
A Praga, infine, da non perdere il Museo Nazionale della Tecnologia, le cui esposizioni interattive svelano i segreti delle tante conquiste tecnologiche dell’uomo, a partire dalle numerose macchine di uso quotidiano cui non sapremmo più rinunciare ma che a qualcuno un tempo toccò inventare.